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Intervista al Professor Stefano Zaffagnini: esperienza, formazione e futuro della chirurgia dello sport

Oggi, nel nostro appuntamento dedicato ai protagonisti della chirurgia, siamo lieti di condividere le riflessioni del Professor Stefano Zaffagnini, chirurgo ortopedico, specialista in traumatologia dello sport e Professore di Ortopedia e Traumatologia presso l’Università di Bologna.

Dal 2017, il Professor Zaffagnini è Direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica II dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, dove lavora anche come Dirigente Medico di I livello presso il Dipartimento di Traumatologia dello Sport fin dagli anni ’90 e, dal 2008, come Coordinatore del Centro di Riferimento Specialistico per la Traumatologia dello Sport.

Grazie a decenni di esperienza nella cura degli atleti e nello sviluppo della medicina dello sport, il Professor Zaffagnini condivide le lezioni, i principi e le esperienze che hanno guidato il suo percorso chirurgico.

1. Perché ha deciso di diventare chirurgo?

Dopo aver terminato gli studi di Medicina, desideravo diventare chirurgo. Ho scelto l’ortopedia perché durante l’infanzia ho riportato diverse piccole fratture ortopediche e questo mi ha fatto pensare che l’ortopedia potesse rappresentare una strada professionale interessante.

2. Come è arrivato a specializzarsi nella chirurgia dello sport?

Ho completato la mia formazione specialistica sotto la guida del Professor Marcacci, che all’epoca seguiva la squadra del Bologna FC. Grazie a questa esperienza ho iniziato a trattare numerosi pazienti nell’ambito della medicina dello sport, sviluppando così una forte passione per la chirurgia sportiva.

3. Qual è il consiglio più prezioso che ha ricevuto durante la sua formazione?

“Il meglio è nemico del bene.”

4. Cosa direbbe al sé stesso più giovane, all’inizio della carriera?

Oggi molti giovani sono molto legati ai propri telefoni e pensano che sia sufficiente guardare un intervento su VuMedi per poi provare a eseguirlo autonomamente. Il mio consiglio, invece, è quello di seguire un mentore e partecipare a numerosi interventi insieme a lui, così da acquisire tutte quelle competenze e quei piccoli accorgimenti che non si possono apprendere semplicemente guardando un video.

Inoltre, è fondamentale seguire i propri pazienti durante tutto il percorso di guarigione. Ogni paziente è diverso e questo permette di comprendere e affrontare complicanze che altrimenti potrebbero non essere mai previste.

5. Quale consiglio darebbe a chi sta iniziando oggi il proprio percorso di formazione chirurgica?

Seguite i consigli del vostro mentore e non prendetevela se vi richiama o vi corregge. Da quelle osservazioni si impara molto di più che dal silenzio.

6. Come pensa che evolveranno la chirurgia e la formazione chirurgica in futuro?

La formazione si baserà sempre più sulla simulazione piuttosto che sugli interventi eseguiti direttamente sui pazienti. Inoltre, l’intelligenza artificiale contribuirà a migliorare le indicazioni chirurgiche e ad ottenere risultati clinici sempre migliori.

7. Qual è il suo intervento chirurgico preferito e perché?

I miei interventi preferiti sono la ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA) e le procedure di osteotomia.

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